L’esordio di Le Corbusier come architetto avvenne nel 1905 quando a soli 17 anni progettò, insieme all’architetto Renè Chapallanz, una villa per Louis Fallet.

La sua fama di architetto è nota in tutto il mondo ma pochi sanno che è fin dall’inizio della sua carriera che Le Corbusier ha mostrato un interesse profondo e particolare per il design.

Nella Villa Favre-Jacot (1912) e in quella per Anatole Schwob (1916-17), per esempio, l’architetto ha già occasione di occuparsi dell’arredamento, su richiesta stessa dei facoltosi committenti. Diventò sia il loro consigliere per gli acquisti di mobili, sia progettista egli stesso di pezzi su misura.

In veste di consigliere, indirizzò i committenti verso l’acquisto di mobili in stile ma sobri. In quella di progettista, già si notano le sue prime concezioni del design nella volontà di eliminare tutto il superfluo (come stucchi ed elementi ridondanti, molto in voga a quei tempi) per sostituirli con elementi di grande semplicità con il fine di realizzare un ambiente luminoso e ordinato.

Intorno al 1920, Le Corbusier semplifica drasticamente la forma e la tipologia del tema della casa, progettando architetture industrializzate in serie, sfruttando il suo Modulor (attraverso le proporzioni dettate da un uomo con il braccio alzato, altro 2,26 metri) e riducendo l’ambiente domestico a pochi mobili-tipo per bisogni normalizzati, come quelli a cui si doveva attenere, a suo parere, l’architettura.

Negli anni ’20, quindi, Le Corbusier inizia sistematicamente la sperimentazione del ruolo degli oggetti di arredo come sostegno alle sue proposte sulla moderna architettura.

Nel 1925, per il padiglione dell’Esprit Nouveau, progetta i Casiers Standard, ovvero degli elementi contenitori che si qualificano come componenti unificati di produzione di serie e che si inseriscono all’interno dello spazio domestico abitativo dando modo di poterlo sfruttare per le necessità della vita moderna.

In tali Casiers Le Corbusier vedeva la possibilità di una connessione tra architettura e arredamento, in quanto si trattava di contenitori utilizzabili per la suddivisione degli ambienti, surrogando al contempo armadi, cassettoni, credenze. In tal modo, i Casiers potevano rendere lo spazio libero agli altri arredi che si proponevano come “padroni del campo”, oggetti autonomi per forma e funzioni, e variabili nella scena abitativa.

È con questa sua concezione che l’architetto mette in crisi la nozione stessa di arredamento e per la prima volta scinde quest’ultimo in “architettura” e “design”, pensando alla riduzione di tutto lo spazio arredato entro il quale potessero emergere mobili concepiti come purissime macchine.

Nel padiglione dell’Esprit Nouveau del 1920 compaiono anche la sedia Thonet 9B e la poltrona Maple che chiuderanno la fase degli objets-type e degli arredi standard prodotti industrialmente, per restituire l’idea di una casa come Machine à habiter a cui aspirava.

 

La collaborazione con Charlotte Perried

Alla fine degli anni ’20 inizia la collaborazione tra Le Corbusier e Charlotte Perriand con la quale realizzano, per il Salone d’Automne del 1929, una vera Machine à rèpos è equipment de l’habitation: des casiers, des sièges, des tables (Macchina di riposizionamento per la casa: armadi, sedie, tavoli).

Con queste realizzazioni, Le Corbusier elabora una sorta di pensiero fisico dell’arredo moderno e ritiene ultimato, attraverso gli esempi e le sperimentazioni, il percorso che lo ha portato alla concezione del design quale strumento a cui viene affidato il compito di concorrere alla definizione degli ideali della modernità, a partire dalla scelta dei nuovi materiali.

Nel nuovo studio di rue de Sèvres, in cui collabora con Charlotte Perriand dal 1927, inizia a disegnare mobili in tubolare, uniformandosi a una tendenza in atto tra architetti e creatori dell’epoca, in particolare Stam, Breuer e Mies. A differenza di essi, però, Le Corbusier non ne estremizza la ricerca tecnica ma parte dalla postura del corpo per rielaborare in chiave funzionale i suoi oggetti-tipo, creando forme organiche là dove l’oggetto entra in contatto con il corpo, quasi delle strutture architettoniche.

Le Corbusier semplifica e riduce i mobili alle loro funzioni essenziali e nel 1929 porta a compimento la sua teoria sugli oggetti-membra umane, in base alla quale i mobili di arredo devono soddisfare i bisogni dell’uomo nuovo:

Sedie per sedersi, tavoli per lavorare, lampade per fare luce, macchine per scrivere, casellari per incasellare”.

Se i nostri spiriti sono diversi – scriveva Le Corbusier – i nostri scheletri sono simili, i muscoli sono collocati al medesimo posto e realizzano le stesse funzioni: dimensioni e meccanismi sono quindi determinanti. Il problema è stato posto, si tratta di vedere chi lo risolverà ingegnosamente, solidamente e a buon prezzo (…) Dunque gli oggetti-membra umane sono conformi al nostro corpo. Conformi anche alla nuova natura dello spazio abitato.”

 

Nuovi arredi tubolari in metallo e Poltrona Gran Confort le Corbusier

Come si è accennato, Le Corbusier sperimentò arredi utilizzando il moderno tubo metallico. Tra i suoi progetti più emblematici abbiamo la poltrona Gran Confort, ovvero un cubo di tubi a vista che ospita e sorregge cuscini a forma di parallelepipedo.

Una fedele riproduzione di questa poltrona è proposta anche da Creastore:

poltrona Le corbusier lC2 in pelle

 

Chaise Lounge Le Corbusier LC4

Ma la Chaise Lounge à règlage continu (LC4) è l’arredo più conosciuto di Le Corbusier ed è anche quella che ne interpreta meglio il suo precetto:

All’interno di una casa pensata come sistema di massima efficienza funzionale, i mobili sono attrezzature di servizio ad altre prestazioni: semplicità delle strutture e rispetto quasi ortopedico della fisiologia del corpo umano. La poltrona per il riposo è poi una specie di archetipo del pensiero positivista moderno: se la meccanizzazione della produzione è destinata a sollevare gran parte della fatica del lavoro, cresceranno gli spazi per distendersi e ricrearsi. La Chaise Lounge è il paradigma di un tempo liberato dal lavoro, macchina perfetta per la riconquista della propria libertà individuale, simbolo di una nuova vita in cui leggere, riposare, sognare.”

 

Su queste riflessioni e premesse verranno realizzati i progetti per i divani, le sedie e le poltrone successivi: la LC1 a LC11P, rivisti successivamente e sottoposti a revisione sotto la supervisione della Fondazione Le Corbusier dal 1978 in poi, che ne introdusse delle versioni colorate sempre nel rispetto delle tinte previste dalla tavolozza originale del grande architetto e designer.

In seguito, alcuni esempi di fedeli riproduzioni Bauhaus che Creatore vi mette a disposizione:

Poltroncina Le Coubusier

Poltroncina Le Courbusier

Divano Cubo LC2 3 posti

Divano Cubo LC2 3 posti Le Corbusier

Poltroncina 2 Le Courbusier

Poltroncina 2 Le Coubusier